prima di tutto, scrivo per pensare
Spesso scrivo pensando soltanto a me.
Scrivo a mano, con carta e penna, di solito. Riempio pagine di quaderni economici, o fogli di carta riciclata; annoto frasi e pensieri che in quel momento non voglio perdere.
Scrivere mi serve a capire se ho compreso davvero ciò che sto leggendo o vivendo. Spesso mi accorgo di avere usato una parola senza averne chiarito il significato, oppure di ricordare un fatto in modo diverso da come si è svolto.
La pagina mi costringe a tornare al punto.
Nel corso degli anni, ho scritto su diversi argomenti, tra cui lavoro, tecnologia, libri, organizzazioni e conoscenza. Ho contribuito a progetti open source, riviste tecniche e pubblicazioni dedicate ai radioamatori. Inoltre, ho scritto (gratis, come gosthwriter, come si dice) un paio di tesi di laurea e diversi articoli di giornale per giornalisti radio-televisivi e professionisti del settore informatico che oggi sono famosi (e mi hanno sostituito con l'IA, dimenticandosi di tutto...).
Ogni volta che mi metto a scrivere, mi torna sempre in mente la stessa cosa: la vera ricchezza della conoscenza sta nella sua condivisione, nel confronto, nella correzione e nell’applicazione da parte degli altri.
La condivisione viene dopo la scrittura privata. Prima devo capire che cosa penso. Poi posso mettere quel pensiero a disposizione degli altri, insieme agli errori, alle intuizioni provvisorie e alle domande che meritano un esame più attento.
Da qualche tempo cerco un luogo adatto a questo lavoro. WordPress mi è diventato estraneo, sembra peggio di Windows, troppe cose da gestire, una montagna di seccature per me, insomma.
I social hanno trasformato la pubblicazione in una gara di presenza. LinkedIn premia la ripetizione di formule professionali. Perfino Medium di recente è stato sommerso da testi prodotti artificialmente, per riempire le pagine. E non capisco a cosa servono poi i post della redazione che dicono di "stare attenti" e di voler "cassare" i testi che secondo loro, sono scritti con la IA, se loro per primi hanno messo in piedi una cosa chiamata "TK".
Anche molti libri recenti sembrano costruiti per sembrare libri. Credo che sia l'evoluzione del "fuffagurismo" che impone la pubblicazione, almeno una volta al giorno, di qualsiasi minchiata ti passa per la testa; pur di "esistere" alcuni millisecondi, prima di essere "scrollato via".
Per fortuna oggi c'è l'intelligenza artificiale a buon mercato, quindi via... tutti esperti di IA. E il mangianastri viene riavvolto per suonare di nuovo le stesse noiose canzoni.
Da radioamatore ho imparato a riconoscere e gestire il QRM e il QRN. Il primo nasce dalle interferenze dovute alle altre trasmissioni, il secondo dalle condizioni della ricezione influenzate da fenomeni naturali. In mezzo al rumore si cerca una voce, si regola l’ascolto di un segnale CW.
Io cerco questo: un segnale utile!
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